Ciao a tutti!
Torno a scrivere e questa volta citerò una frase ascoltata per caso in televisione da un tennista ormai ritiratosi, che disse come la delusione per una sconfitta sia sempre più forte della soddisfazione per una vittoria.
Ebbene, un brivido mi ha percorso la schiena nell'ascoltare questa frase che, a distanza di una settimana, ogni giorno mi è rimbalzata in ogni angolo della testa, fino a capire che ero d'accordo. In qualche modo la delusione per aver fallito in qualcosa può essere più forte della conquista di altro.
E partendo da questa prospettiva è come se ogni volta mancasse un gradino da saltare, è un'ottica che ho abbracciato in pieno e che prima di una settimana fa non mi era così chiara. Bisognerebbe insegnare non tanto ad accontentarsi ma a godere delle proprie conquiste!
Perché se abbiamo qualcosa vuol dire che l'abbiamo raggiunto e per quanto poco possa essere, siamo arrivati ad ottenerlo; quest'ottica però così bella da dire non è ciò che riesco a vedere.
Mi è sempre più facile pensare a quello che non ho (non in senso strettamente materiale); e i ricordi sono l'emblema di una prospettiva che chiamerei (proprio per l'eterna mancanza di qualcosa) "dell'assenza". Le tracce di memoria su persone , eventi ecc.. quelle che ti è facile rievocare e rimpiangere sono ciò che incrementa il malessere così come ciò che non c'è stato e/o non è presente tutt'ora.
Non so fino a che punto posso generalizzare e per questo rimango legata alla sfera del personale, proprio per poter parlare con certezza nel dire che le sconfitte non si superano mai definitivamente, ci sarà sempre un angolo della mente che dirà "quella volta se...allora...".
Se...
Queste due sole lettere sono l'emblema dell'incertezza, del rimpianto, della delusione, dell'amarezza e potrei continuare.
Hanno nel loro contenuto un carico emotivo per cui il pronunciarlo in qualche modo fa già capire che qualcosa non è definito.
Non so come cambiare prospettiva ma per lo meno adesso so che delusioni contano più delle soddisfazioni per me; so che una ferita è più profonda di una gioia; e so inoltre, che ciò che non è e non sarà mai così, è il mio obiettivo irraggiungibile e perciò la mia sconfitta.
Tanti e ancora di più sono i saluti che Spaziomio manda a voi!!!!
domenica 17 novembre 2013
martedì 5 novembre 2013
Uno strano episodio
Questo martedì 5 novembre era cominciato bene ma sull'autobus stamattina una scena mi ha particolarmente colpita: entrando c'erano nei posti a 4 ben 3 seggiolini liberi, mi siedo su uno quando una signora (secondo me non troppo gentilmente) mi chiede di lasciare il posto libero cosicché i 2 bambini che portava con sé avrebbero potuto sedersi l'uno al fianco dell'altro. Nessun problema fin'ora, ma un'altro soggetto, entrando sul bus (presumibilmente conosceva i due bambini) tocca bruscamente la persona che occupava uno di quei 4 seggiolini dicendo qualcosa del tipo: "si sposti!", costui irritato rispose: " Si chiede permesso signora! Non si deve permettere di toccarmi!". Effettivamente questa scena inquadrata in un contesto quale l'autobus stracolmo alle 7:30 del mattino non dovrebbe colpire più di tanto; eppure sto cercando di capire se un piccolo dettaglio che ho fin'ora volutamente trascurato possa in qualche modo spiegare (senza giustificare) il comportamento mostrato dalla signora. Questo dettaglio è il colore della pelle del signore seduto, scuro. Temo un po' ad inoltrarmi in questo discorso proprio perché non so fin dove potrò arrivare per spiegare questo avvenimento, proviamoci ugualmente. Conseguentemente a ciò mi sorge una domanda, come mai non fare sedere uno dei bambini a fianco al signore? La motivazione del dire "così stanno vicini" quanto può reggere in confronto ad un pensiero più radicato, profondo: un pensiero razziale. Come sia finita la scena non so dirvelo ma ciò che mi ha reso in misura soddisfatta è stata la risposta pronta e ragionevole del signore; se fosse stato un uomo in giacca e cravatta, magari anche bianco, la signora si sarebbe rapportata in modo diverso? I se non portano molto lontano ma aiutano a capire che forse sarebbe cambiato qualcosa ed allora bisogna dirlo che tutti noi siamo in qualche misura razzisti. Giudichiamo, osserviamo e valutiamo, qualche volta senza accorgercene e per quanto possiamo arginare i nostri commenti, i pensieri sorgono spontanei e così come la facilità con cui entrano nella dimensione del consapevole, proprio quelli sono i più socialmente condizionati. Proprio l'anno scorso studiando ci hanno parlato di una studiosa interessante a questo proposito, Magda Arnold che affermò come la spontaneità (a differenza dei luoghi comuni) fosse culturalmente condizionata. Prima di conoscere questo pensiero ho sempre creduto che quelle persone che dicono quello che pensano fossero sincere che si lasciano scoprire per quello che sono, sempre sicure e sempre con parole in bocca ma da questa nuova ottica mi sono scoperta a rivedere la mia posizione, capendo che spontaneità può essere sincerità se la si considera come l'espressione sincera di tutti i propri condizionamenti socioculturali. Queste influenze derivanti dai vari fronti della vita per opera delle diverse interazioni con gli altri che si è potuto fare, ci distorcono la visione del mondo ci dirigono il pensiero verso forme stereotipate; è per questo che è possibile affermare che tutti noi in qualche misura siamo razzisti, possiamo riconoscere il più possibile i nostri pensieri stereotipati, ma ciò che siamo è anche un pensiero pregiudizievole che ragiona per costrutti sociali ed è praticamente impossibile liberarcene. Proprio perché le stesse cose che ci distorcono la realtà (come potrei essere io stessa nel ritenere quella signora maleducata, magari fa così con tutti o magari è la mia opinione che la considera non educata, per qualcun altro potrebbe non esserlo stata) ci aiutano a viverla. Semplificare serve ma a mio avviso non aiuta, bisogna riflettere e forse può non bastare, magari anche il signore secondo diversi pareri si sarebbe dovuto comporre in modo da far stare meglio anche i bambini, ma effettivamente si stava muovendo quando la signora lo ha toccato per cui non mi trovo davvero in grado di stabilire qualcosa in merito a ciò che è successo; lascio a voi la riflessione e spero che vogliate condividerla con me.
Detto questo aggiungerei un'ultimo intervento;
Quanto ciò che i bambini hanno potuto osservare li potrà influenzare? Quanto guiderà le loro azioni future? E quante volte hanno assistito a scene (che sempre dal io punto di vista) mostrano una mancanza di senso civico? Ancora una volta sto ricadendo in riflessioni personali che non garantiscono uno svincolo dai miei modelli interni, per cui in attesa di riuscire a rispondermi mi congedo!
Tantissimi saluti da Spaziomio!!!
Detto questo aggiungerei un'ultimo intervento;
Quanto ciò che i bambini hanno potuto osservare li potrà influenzare? Quanto guiderà le loro azioni future? E quante volte hanno assistito a scene (che sempre dal io punto di vista) mostrano una mancanza di senso civico? Ancora una volta sto ricadendo in riflessioni personali che non garantiscono uno svincolo dai miei modelli interni, per cui in attesa di riuscire a rispondermi mi congedo!
Tantissimi saluti da Spaziomio!!!
lunedì 4 novembre 2013
Primo post: Chi sono?
Oggi ho inaugurato il mio nuovo blog, ormai da un po' di tempo avevo abbandonato carta e matita perciò sono sicura che non tarderò ad abituarmi.In questo spazio parlerò oggi di come sia necessario parlare;studiosi noti come Bruner hanno indivuato nell'autonarrazione una sorta di terapia per comprendere meglio (rivivendo passo dopo passo) la propria vita e le prorpie scelte.Certamente la mia giovane età non mi offre molto su cui soffermarmi ma il cavallo tra l'adolescenza e la giovinezza mi dona un notevole carico di riflessione; ancora devo decidermi se ho compreso o no chi sono e se sono in grado o meno di accettare il risultato. Questa lotta non si concluderà con la definizione di un semplice stadio di vita e mi rifiuto di credere che la mia mente possa essere il solo prodotto di influenze mediatiche e culturali; eppure mentre dico questo sento un angolo della mia mente smentirmi per cui ancora una volta non trovo risposte: sarebbe un sogno svegliarsi e sapere chi sei e come sei. Nonostante ciò non sarà un nome ed un cognome a distinguermi, ce ne sono tante con queste stesse caratteristiche, non potrà neppure essere la fisionomia, dicono che ci sono circa 7 sosia per ciascuno; per cui c'è qualcosa che ci distingue. Ebbene è quello che io voglio scoprire, perchè in tanti potrenno sembrare come me ma mai nessuno lo sarà, o almeno è ciò che voglio raccontarmi.Quanto i bombardamenti di omologazione di massa sono in grado di influenzarci? Se mi lasciassi cadere all'illusione di essere unica in qualche modo potrei sì avere ragione (le mie esperienze mi hanno costruita in un modo che nessun altro potrebbe diventare tale a me) ma il fatto di dubitare di ciò non mi mette forse in allerta? Non mi pone per caso in una prospettiva più interrogativa sullla mia vera sostanza? E se sono tanto interrogativa sulla persona a me più vicina (io stessa) quanto mi è permesso dire sugli altri?Più mi inoltro in questa riflessione più scorgo nuovi interrogativi e meno risposte, come una foresta che lentamente diventa sempre pù buia, prima di non vedere altro che l'oscurità spero di potermi salvare, mi capita spesso d fantasticare su "come sarebbe se.." e la maggior parte delle volte mi rattristo nello scoprirmi a desiderare altro da quella che sono e da quello che ho; i social network sono così ti "spadellano" tutto ciò che gli altri utenti pubblicano.E chi non si è mai trovato stretto nella morsa della curiosità? Con questi strumenti informatici è facile spiare la vita degli altri, immaginarsela ed invidiarla. Quanto però di quello che ci è permesso vedere è sufficiente per delinearci quella persona? Problema ancora più grande, perchè questo mero ragionamento non riesco a calarlo nella vita reale? Perchè mi trovo ancora a rattristarmi per quello che vedo senza via d'uscita.C'è da lavorare per salvarsi ed accettarsi, è un processo lungo e fatcoso e tanto più gli strumenti permetteranno il confronto passivo delle parti, dove non ti resta che guardare e tacere e tanto più questo percorso sarà faticoso, tanti più saranno i rapporti di finzione incapaci di andare oltre un dialogo "chattatico" (dialogo da chat, ciao, come stai, che mi racconti..), tante più saranno le solitudini dimenticate e tanti più saranno i morti dimenticati sulle "sponde della fiumana del progresso" (tratto da Verga, "I malavoglia"). Tantissimi saluti ed a presto da Spaziomio!!!
Benvenuti nel blog Spaziomio!
Benvenuti in Spaziomo!Sono una giovane ragazza che ormai non voleva più scrivere solo per se stessa, aveva bisogno di pubblicare e di sapere che in qualche modo qualcuno avrebbe letto; mi auguro che i contenuti possano essere interessanti e lascio a voi il compito di giudicare.Intanto, di questo blog posso dire che si propone di raccontare i pensieri, le opinioni ed ogni sorta di novità che in qualche modo mi ha colpita;pertanto do il benvenuto a voi in questo nuovo spazio e do il benvenuto a me stessa in questa nuova dimensione sperando vivamente che i miei post in qualche modo possano essere d'aiuto anche voi per riflettere insieme.
Calorosi saluti da Spaziomio.
Calorosi saluti da Spaziomio.
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