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lunedì 4 novembre 2013

Primo post: Chi sono?

Oggi ho inaugurato il mio nuovo blog, ormai da un po' di tempo avevo abbandonato carta e matita perciò sono sicura che non tarderò ad abituarmi.In questo spazio parlerò oggi di come sia necessario parlare;studiosi noti come Bruner hanno indivuato nell'autonarrazione una sorta di terapia per comprendere meglio (rivivendo passo dopo passo) la propria vita e le prorpie scelte.Certamente la mia giovane età non mi offre molto su cui soffermarmi ma il cavallo tra l'adolescenza e la giovinezza mi dona un notevole carico di riflessione; ancora devo decidermi se ho compreso o no chi sono e se sono in grado o meno di accettare il risultato. Questa lotta non si concluderà con la definizione di un semplice stadio di vita e mi rifiuto di credere che la mia mente possa essere il solo prodotto di influenze mediatiche e culturali; eppure mentre dico questo sento un angolo della mia mente smentirmi per cui ancora una volta non trovo risposte: sarebbe un sogno svegliarsi e sapere chi sei e come sei. Nonostante ciò non sarà un nome ed un cognome a distinguermi, ce ne sono tante con queste stesse caratteristiche, non potrà neppure essere la fisionomia, dicono che ci sono circa 7 sosia per ciascuno; per cui c'è qualcosa che ci distingue. Ebbene è quello che io voglio scoprire, perchè in tanti potrenno sembrare come me ma mai nessuno lo sarà, o almeno è ciò che voglio raccontarmi.Quanto i bombardamenti di omologazione di massa sono in grado di influenzarci? Se mi lasciassi cadere all'illusione di essere unica in qualche modo potrei sì avere ragione (le mie esperienze mi hanno costruita in un modo che nessun altro potrebbe diventare tale a me) ma il fatto di dubitare di ciò non mi mette forse in allerta? Non mi pone per caso in una prospettiva più interrogativa sullla mia vera sostanza? E se sono tanto interrogativa sulla persona a me più vicina (io stessa) quanto mi è permesso dire sugli altri?Più mi inoltro in questa riflessione più scorgo nuovi interrogativi e meno risposte, come una foresta che lentamente diventa sempre pù buia, prima di non vedere altro che l'oscurità spero di potermi salvare, mi capita spesso d fantasticare su "come sarebbe se.." e la maggior parte delle volte mi rattristo nello scoprirmi a desiderare altro da quella che sono e da quello che ho; i social network sono così ti "spadellano" tutto ciò che gli altri utenti pubblicano.E chi non si è mai trovato stretto nella morsa della curiosità? Con questi strumenti informatici è facile spiare la vita degli altri, immaginarsela ed invidiarla. Quanto però di quello che ci è permesso vedere è sufficiente per delinearci quella persona? Problema ancora più grande, perchè questo mero ragionamento non riesco a calarlo nella vita reale? Perchè mi trovo ancora a rattristarmi per quello che vedo senza via d'uscita.C'è da lavorare per salvarsi ed accettarsi, è un processo lungo e fatcoso e tanto più gli strumenti permetteranno il confronto passivo delle parti, dove non ti resta che guardare e tacere e tanto più questo percorso sarà faticoso, tanti più saranno i rapporti di finzione incapaci di andare oltre un dialogo "chattatico" (dialogo da chat, ciao, come stai, che mi racconti..), tante più saranno le solitudini dimenticate e tanti più saranno i morti dimenticati sulle "sponde della fiumana del progresso" (tratto da Verga, "I malavoglia"). Tantissimi saluti ed a presto da Spaziomio!!!

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