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martedì 5 novembre 2013

Uno strano episodio

Questo martedì 5 novembre era cominciato bene ma sull'autobus stamattina una scena mi ha particolarmente colpita: entrando c'erano nei posti a 4 ben 3 seggiolini liberi, mi siedo su uno quando una signora (secondo me non troppo gentilmente) mi chiede di lasciare il posto libero cosicché i 2 bambini che portava con sé avrebbero potuto sedersi l'uno al fianco dell'altro. Nessun problema fin'ora, ma un'altro soggetto, entrando sul bus (presumibilmente conosceva i due bambini) tocca bruscamente la persona che occupava uno di quei 4 seggiolini dicendo qualcosa del tipo: "si sposti!", costui irritato rispose: " Si chiede permesso signora! Non si deve permettere di toccarmi!". Effettivamente questa scena inquadrata in un contesto quale l'autobus stracolmo alle 7:30 del mattino non dovrebbe colpire più di tanto; eppure sto cercando di capire se un piccolo dettaglio che ho fin'ora volutamente trascurato possa in qualche modo spiegare (senza giustificare) il comportamento mostrato dalla signora. Questo dettaglio è il colore della pelle del signore seduto, scuro. Temo un po' ad inoltrarmi in questo discorso proprio perché non so fin dove potrò arrivare per spiegare questo avvenimento, proviamoci ugualmente. Conseguentemente a ciò mi sorge una domanda, come mai non fare sedere uno dei bambini a fianco al signore? La motivazione del dire "così stanno vicini" quanto può reggere in confronto ad un pensiero più radicato, profondo: un pensiero razziale. Come sia finita la scena non so dirvelo ma ciò che mi ha reso in misura soddisfatta è stata la risposta pronta e ragionevole del signore; se fosse stato un uomo in giacca e cravatta, magari anche bianco, la signora si sarebbe rapportata in modo diverso? I se non portano molto lontano ma aiutano a capire che forse sarebbe cambiato qualcosa ed allora bisogna dirlo che tutti noi siamo in qualche misura razzisti. Giudichiamo, osserviamo e valutiamo, qualche volta senza accorgercene e per quanto possiamo arginare i nostri commenti, i pensieri sorgono spontanei e così come la facilità con cui entrano nella dimensione del consapevole, proprio quelli sono i più socialmente condizionati. Proprio l'anno scorso studiando ci hanno parlato di una studiosa interessante a questo proposito, Magda Arnold che affermò come la spontaneità (a differenza dei luoghi comuni) fosse culturalmente condizionata. Prima di conoscere questo pensiero ho sempre creduto che quelle persone che dicono quello che pensano fossero sincere che si lasciano scoprire per quello che sono, sempre sicure e sempre con parole in bocca ma da questa nuova ottica mi sono scoperta a rivedere la mia posizione, capendo che spontaneità può essere sincerità se la si considera come l'espressione sincera di tutti i propri condizionamenti socioculturali. Queste influenze derivanti dai vari fronti della vita per opera delle diverse interazioni con gli altri che si è potuto fare, ci distorcono la visione del mondo ci dirigono il pensiero verso forme stereotipate; è per questo che è possibile affermare che tutti noi in qualche misura siamo razzisti, possiamo riconoscere il più possibile i nostri pensieri stereotipati, ma ciò che siamo è anche un pensiero pregiudizievole che ragiona per costrutti sociali ed è praticamente impossibile liberarcene. Proprio perché le stesse cose che ci distorcono la realtà (come potrei essere io stessa nel ritenere quella signora maleducata, magari fa così con tutti o magari è la mia opinione che la considera non educata, per qualcun altro potrebbe non esserlo stata) ci aiutano a viverla. Semplificare serve ma a mio avviso non aiuta, bisogna riflettere e forse può non bastare, magari anche il signore secondo diversi pareri si sarebbe dovuto comporre in modo da far stare meglio anche i bambini, ma effettivamente si stava muovendo quando la signora lo ha toccato per cui non mi trovo davvero in grado di stabilire qualcosa in merito a ciò che è successo; lascio a voi la riflessione e spero che vogliate condividerla con me. 
Detto questo aggiungerei un'ultimo intervento;
Quanto ciò che i bambini hanno potuto osservare li potrà influenzare? Quanto guiderà le loro azioni future? E quante volte hanno assistito a scene (che sempre dal io punto di vista) mostrano una mancanza di senso civico? Ancora una volta sto ricadendo in riflessioni personali che non garantiscono uno svincolo dai miei modelli interni, per cui in attesa di riuscire a rispondermi mi congedo!

Tantissimi saluti da Spaziomio!!!







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